Il riposo festivo è una conquista

Prefazione di Carlo, il sovrano

“Che il nostro signore Gesù Cristo regni in eterno. Io Carlo, per grazia di Dio e per dono della Sua misericordia, re e guida del regno dei Franchi e devoto difensore e umile collaboratore della santa Chiesa, auguro a tutti gli ordini di pietà ecclesiastica e ai dignitari della potenza secolare la salvezza nella pace e nella beatitudine eterne nel nome del signor nostro Gesù Cristo e di Dio eterno.
Considerando, insieme ai sacerdoti e ai nostri consiglieri, quanto grande sia la clemenza del re nostro Gesù Cristo verso di noi e verso il nostro popolo, e quanto necessario sia ringraziarlo incessantemente non solo con tutto il nostro cuore e con la voce, ma anche insistere con le sue lodi compiendo continuamente buone opere, affinché colui che così tanti onori conferì al nostro regno, si degni di conservare in eterno la sua protezione a noi e al nostro regno. Per questo motivo ci piacque di rivolgerci alla vostra solerzia, o pastori delle chiese di Cristo e guide del suo gregge e illustrissimi sapienti del mondo, affinché con cura vigile e sollecita ammonizione vi preoccupiate di condurre il popolo di Dio per i pascoli della vita eterna, e le pecorelle che sbagliano con l’esempio delle buone opere e con gli ammonimenti vi carichiate sulle spalle e le riportiate tra le salde mura della Chiesa, affinché il lupo trovandone qualcuna che si è allontanata trasgredendo le leggi della Chiesa o le norme dei concili della non se la divori. Perciò, innanzitutto con lo zelo di una di una grande devozione occorre ammonire, esortare, anche costringere affinché con salda fede e perseveranza si mantengano entro le paterne norme: sappia la vostra santità con certezza che in quest’opera di zelo coopererà la nostra diligenza.
Perciò vi abbiamo inviato dei messi, che in nome della nostra autorità insieme a voi correggeranno ciò che va corretto. Abbiamo anche aggiunto alcuni capitoli delle istituzioni canoniche che vi sembravano maggiormente necessari.
Né, vi prego, alcuno giudichi che sia una presuntuosa ammonizione questa nostra preoccupazione di correggere ciò che è sbagliato, eliminare ciò che è superfluo, far emergere ciò che è giusto, bensì essa nasce da un animo benevolo e caritatevole. Leggiamo infatti nel Libro dei Re in quale modo il santo re Giosia si impegnò a richiamare il regno che gli era stato affidato da Dio al vero culto di Dio sollecitando, correggendo, ammonendo: non (dico questo) per paragonarmi alla sua santità, ma perché noi dobbiamo sempre seguire gli esempi dei santi e raccogliere tutti coloro che ci è possibile all’amore della buona vita in lode e gloria del signor nostro Gesù Cristo. Per cui, come abbiamo detto prima, abbiamo ordinato di annotare alcuni capitolari, affinché vi impegniate a conoscerli e sappiate tutto quanto vi è necessario per predicarli con la medesima intenzione. E non trascurate nulla che vi possa sembrare utile alla vostra santità e a quella del popolo di Dio, per ammonire, con pio fervore fino a che punto la vostra solerzia e l’obbedienza dei sudditi verranno premiate con l’eterna felicità da Dio onnipotente.

(Tratto dalla raccolta dei documenti franchi Capitularia regum Francorum; traduzione di Marisa Mazzi)